stanguellini l’anima nascosta della motor valley

Prima che Ferrari, Lamborghini e Maserati diventassero miti, lungo la via Emilia c’era già chi trasformava ferro e passione in velocità. la storia di una famiglia modenese che ha scritto pagine indimenticabili del motorsport mondiale.

Non tutte le grandi storie finiscono sui libri di scuola. Quella di Stanguellini è una di queste: meno raccontata delle altre, ma densa di tecnica, coraggio e bellezza, e profondamente intrecciata con l’anima motoristica di Modena.
Le origini sono sorprendenti quanto affascinanti. Era il 1879 quando Celso Stanguellini gestiva nel centro di Modena un laboratorio specializzato nella costruzione di strumenti musicali: timpani orchestrali con un innovativo sistema di accordatura metallica da lui stesso brevettato. Un artigiano del suono, insomma. Ma il destino prese una svolta inattesa con il figlio Francesco, innamorato della velocità e sedotto dai primi motori a scoppio che stavano rivoluzionando il mondo.
Nel laboratorio di famiglia cominciarono così a convivere, in un improbabile quanto fertile contrasto, corde, pelli tese e primi componenti per automobile. I ricambi per velocipedi affiancavano gli spartiti, l’olio motore si mischiava all’aria di resina e legno. In pochi anni, il destino era segnato: i motori avrebbero preso il sopravvento su tutto il resto.
All’inizio del Novecento l’azienda si trasferì fuori dal centro storico e divenne la prima concessionaria Fiat della città. Fu l’inizio di una trasformazione radicale: nacque la Scuderia Stanguellini, destinata a diventare protagonista delle competizioni italiane e internazionali. Le prime moto prodotte, le Mignon, vennero guidate anche da piloti del calibro di Tazio Nuvolari. Poi, la morte improvvisa di Francesco: il figlio Vittorio si ritrovò a ereditare l’azienda a soli ventidue anni, con il peso di una storia da portare avanti.

L’ossessione per la leggerezza

Erede giovane e visionario, Vittorio Stanguellini iniziò a sviluppare vetture da corsa basate su motori Fiat e Maserati, affinando una competenza che nel 1937 portò a una delle prime affermazioni di rilievo: la vittoria alla Targa Florio grazie al pilota Francesco Severi, al volante di una Maserati modificata nelle officine Stanguellini. Fu l’inizio di una lunga serie di successi, tra cui anche le vittorie di classe alla Mille Miglia.
Ma il vero marchio di fabbrica di Vittorio era un’ossessione per la leggerezza. Lo scrittore Guido Piovene ne descrisse il metodo con ammirazione: un’officina dove si pagavano somme considerevoli per ogni chilo eliminato dalle vetture.

Togliere peso significava guadagnare velocità, agilità, vita. Da questa filosofia nacquero automobili innovative come la Colibrì, progettata con carrozzeria firmata Franco Scaglione, capace di conquistare nel 1963 ben sei record mondiali di velocità sull’anello dell’Autodromo Nazionale di Monza.
Dopo la pausa imposta dalla Seconda guerra mondiale, la Scuderia Stanguellini tornò alle competizioni trovando sulla propria strada un avversario destinato a diventare leggendario: la Scuderia Ferrari. Le sfide tra piloti come Fernando Righetti e Franco Cortese animarono circuiti italiani e internazionali, contribuendo a scrivere pagine memorabili del motorsport. Erano duelli veri, fatti di uomini e macchine che si fronteggiavano senza reti di protezione, in un’epoca in cui correre era ancora un atto di fede oltre che di tecnica.

Il motore bialbero e la Stanguellini Junior 1100

Negli anni Cinquanta la competenza tecnica di Stanguellini raggiunse l’apice con lo sviluppo del motore bialbero da 750 cc: un propulsore destinato a diventare leggendario per affidabilità e prestazioni. Il culmine arrivò con la vittoria di classe alla 12 Ore di Sebring del 1957, una delle gare di durata più prestigiose al mondo.
Pochi anni dopo, quando il conte Giovanni Lurani Cernuschi ideò la Formula Junior (una categoria nata per permettere ai giovani piloti di avvicinarsi alle corse con vetture meno costose della Formula 1), Vittorio Stanguellini ne comprese immediatamente il potenziale. E per realizzare la macchina giusta si rivolse a uno dei più grandi: con il supporto e i preziosi consigli di Juan Manuel Fangio, il cinque volte campione del mondo, nacque la Stanguellini Junior 1100. Una monoposto agile, equilibrata, competitiva al punto da vincere nel 1958 il primo campionato internazionale della categoria con Roberto Lippi al volante.
In pochi anni la vettura collezionò oltre quaranta vittorie e numerosi titoli, consolidando la reputazione della casa modenese. Era l’officina di una famiglia, eppure batteva le grandi case automobilistiche sul campo.

Il museo e la fiamma che non si spegne

Quella storia non è finita. Continua a vivere nel Museo dell’Auto Storica Stanguellini, fondato nel 1996 da Francesco Stanguellini, figlio di Vittorio, nella sede storica di via Emilia Est a Modena. Una casa, più che un museo: custodisce alcune delle vetture più rappresentative del marchio, dalle prime Sport 750 e 1100 fino alla celebre Junior e alla Colibrì dei record.
Entrare significa tornare in un’officina dove il tempo si è fermato, dove i profumi di benzina e ferro freddo si mescolano alle fotografie sbiadite di piloti e trofei. Un luogo dove la tecnica e la passione si toccano con mano.
A portare avanti la tradizione di famiglia è anche Francesca Stanguellini, cresciuta letteralmente tra officine e circuiti. Pilota appassionata, ha partecipato a competizioni storiche e a gare come il Gran Premio Nuvolari, dimostrando come la passione per i motori non abbia genere né confini generazionali.
Quest’anno, mentre la Mille Miglia torna a solcare le strade d’Italia con il suo carico di rombi e lacrime di commozione, vale la pena ricordare che tra le vetture che sfilano c’è anche un pezzo di questa storia modenese. Ogni Stanguellini che attraversa Brescia è un frammento di un racconto più grande: quello di chi ha creduto nella velocità come forma di bellezza, e nella leggerezza come filosofia di vita. Una storia che merita di essere conosciuta, raccontata, e vissuta da vicino, magari con una visita a quel museo di via Emilia Est dove tutto ancora profuma di corsa.